La vittoria di Tsipras in Grecia può lasciare interdetti e sorpresi.

Ma in realtà non è altro che l’ennesima dimostrazione della forza della Politica rispetto alla altre componenti della società.

Purtroppo, in particolare in Italia, lo dimentichiamo perché avvezzi alla politica, cioè alla semplice (anche se spesso remunerativa) gestione della cosa pubblica, senza capacità di visione e strategia.

Eppure spesso in questi mesi abbiamo visto come sia necessario dimenticare i freddi conti economici, i bassi interessi personali, le beghe inconsistenti per provare a tracciare un cammino comune, per agire in nome della comunità.

Il fenomeno dell’immigrazione, legato al problema della sicurezza e della minaccia dell’Isis, ha ridicolizzato gli EuroBurocrati, che non possono certo appellarsi al solito insieme di norme e regolamenti per regolare un flusso eccezionale dovuto anche da scelte profondamente egoiste e sbagliate degli occidentali.

La crisi greca, irrazionale nel suo svolgersi e nello scontro tra due mo(n)di contrapposti di vedere la società e la federazione tra gli Stati, ha dimostrato come sia necessario passare dalla convinzione e non dall’imposizione per rivedere i parametri fondamentali di un popolo.

E noi italiani ben dovremmo capirlo.

Metà dei nostri elettori hanno deciso che non serve a nulla recarsi alle urne, decidendo quindi di delegare in modo cieco la soluzione dei problemi che li attanagliano. Segnale di una sfiducia ben più profonda e ben più meditata di quanto si può pensare.

L’altra metà se dovesse votare oggi si troverebbe di fronte un insieme di partiti completamente diverso da quello a cui ha ceduto il voto poco tempo fa.

Un insieme che sembra ormai inserito all’interno di un frullatore impazzito, in cui un giovane rottamatore pensa a candidati sindaci di estrema novità come Fassino e Bassolino (probabilmente perché inconsciamente sceglie personaggi in diminutivo, per non avere ombra).

In cui il leader della forza secessionista di un tempo si butta alla conquista del Sud, cambiando nemico, dal terrone al nero, fregandosene ora come allora se ciò che semina può minare un sentimento nazionale già fiacco di suo.

E in cui il resto dei partiti vaga indeciso tra l’appoggio al vincitore, l’attesa del messia o l’appoggio alle mine vaganti del razzismo.

Eppure è proprio la Politica, con tutta la sua forza, la sua capacità di cambiare ciò che sembra immutabile che può portare il paese al di fuori delle secche in cui è impantanato. Una Politica in grado di mostrare le illusioni e le bugie di molti, ma soprattutto di mostrare ciò che può essere se si cambia rotta.

Io ho un sogno, che spero di condividere con un numero di persone sempre più ampio: vedere l’intelligenza e le capacità del nostro popolo tornare alla libertà di realizzare, vedere come conseguenza la riconsegna ai nostri giovani della possibilità di scegliere tra più possibilità e non costretti ad accettare il nulla umiliante, vedere un nazione tornare all’orgoglio di sé e di ciò che è capace di fare, abbandonando le sterili e inutili baruffe utili solo all’audience televisiva.

E’ un sogno e come tale non si potrà mai realizzare?

La Politica è anche questo: provare a realizzare i propri sogni.

E io ci provo.