TITOLO I

DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA REALIZZAZIONE DI NUOVI EDIFICI DI CULTO

Art. 1.

(Princìpi generali)

1. La costruzione di nuovi edifici destinati a funzioni di culto, la loro ristrutturazione o il cambiamento di destinazione d’uso edilizio o di destinazione urbanistica sono ammessi sulla base delle intese sottoscritte tra una confessione o un’associazione religiosa legalmente riconosciuta e lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. 2. Nei casi in cui le intese previste al comma 1 non siano state sottoscritte, le regioni possono comunque autorizzare la costruzione di un nuovo edificio destinato a funzioni di culto, la sua ristrutturazione o il cambiamento di destinazione d’uso edilizio o di destinazione urbanistica ai sensi dell’articolo 2 e in conformità ai principi stabiliti dall’articolo 3.

Art. 2.

(Norme di competenza regionale).

      1. Le regioni, in attuazione di quanto stabilito in materia di governo del territorio dal terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione, possono concedere l’autorizzazione di cui al comma 2 dell’articolo 1 della presente legge a una confessione o associazione religiosa legalmente riconosciuta ai sensi dell’articolo 4, su domanda presentata ai sensi del comma 2 del presente articolo, in conformità ai principi stabiliti dall’articolo 3

2. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 1, comma 2, la confessione o l’associazione religiosa deve presentare apposita domanda alla regione interessata, corredata del progetto edilizio, del piano economico-finanziario e dell’elenco degli eventuali finanziatori, sottoscritta con atto notarile da un numero di aderenti alla confessione o all’associazione religiosa che siano legalmente residenti nel territorio di competenza.

3. È fatto divieto a soggetti stranieri quali enti, associazioni e organizzazioni non riconosciute dallo Stato italiano di contribuire attraverso finanziamenti alla costruzione di luoghi di culto. Da tale divieto sono esclusi i finanziamenti da parte entità governative statali straniere riconosciute e autorizzate dallo Stato italiano.

4. Il progetto definitivo per il quale è concessa l’autorizzazione deve avere dimensioni stabilite in rapporto al numero degli aderenti alla confessione o associazione religiosa che lo hanno sottoscritto ai sensi del comma 2.

5. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono alla redazione del piano di insediamento dei nuovi edifici destinati all’esercizio dei culti ammessi, che tiene conto del reale numero di aderenti alla confessione o associazione religiosa che ne hanno fatto richiesta e che siano legalmente residenti nel territorio di competenza.

6. Il piano di cui al comma 5 è aggiornato ogni cinque anni e la sua espansione deve comunque essere contenuta nella misura del 5 per cento di incremento del rapporto numerico stabilito ai sensi del comma 4. I criteri e le modalità di attuazione del piano sono stabiliti con apposita normativa regionale.

Art. 3.

(Norme urbanistiche ed edilizie).

1. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono ad adeguare le proprie norme in materia urbanistica e, in particolare, le norme relative al recepimento del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e dell’articolo 16 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, sulla base dei seguenti principi:

          a) gli oneri previsti per le opere di urbanizzazione secondaria destinate ai nuovi edifici da adibire all’esercizio dei culti ammessi sono esclusivamente quelli riferiti alle intese sottoscritte ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione;

          c) non possono essere utilizzati in luogo aperto al pubblico strumenti per la diffusione di suoni, di immagini o di scritte o testi da parte di confessioni o associazioni religiose, ad esclusione delle confessioni religiose che abbiano stipulato intese con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione;

          d) il piano di cui all’articolo 2, comma 5, deve prevedere norme dirette a garantire l’armonioso sviluppo edilizio nel rispetto delle tipologie edilizie tipiche del territorio interessato.

Art. 4.

(Norme di competenza statale).

1. Gli statuti delle confessioni o associazioni religiose di cui alla presente legge sono trasmessi dal Ministro dell’interno alle Camere per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

2. I ministri del culto, i formatori spirituali e le guide di culto appartenenti alle confessioni o associazioni religiose di cui al comma 1, al fine dell’esercizio delle proprie funzioni, devono iscriversi in un apposito registro istituito presso il Ministero dell’interno. L’esercizio all’interno dei luoghi di culto autorizzati delle funzioni di ministri del culto, formatori spirituali e guide di culto appartenenti alle confessioni o associazioni religiose svolte da soggetti non iscritti al suddetto registro implicano l’interdizione dall’utilizzo dei luoghi di culto per un periodo di tempo non inferiore a (mesi tre); in caso di recidività viene revocata permanentemente la concessione all’utilizzo degli stessi per lo svolgimento di attività di culto.

3. Potranno iscriversi a registro di cui all’articolo 4, comma 2 i ministri del culto, i formatori spirituali e le guide di culto appartenenti alle confessioni o associazioni religiose che abbiano superato uno specifico iter formativo riconosciuto dallo Stato italiano o presso istituti di formazione stranieri legalmente riconosciuti e che abbiano in attivo convenzioni con lo Stato italiano, previo superamento di specifico esame a cura del Ministero dell’università e della ricerca e del Ministero dell’interno. Tale iter formativo deve prevedere al suo interno un corso di “cultura e valori italiani”.

4. Il Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce i criteri e le modalità di riconoscimento dei titoli abilitanti e stila l’elenco di Stati stranieri che abbiano chiesto di avviare specifiche convenzioni per il riconoscimento dei titoli ai fini dell’iscrizione al registro di cui all’articolo 4, comma 2 della presente legge.

5. Il Ministero dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell’interno, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, istituisce un percorso formativo di livello universitario finalizzato alla formazione dei ministri del culto, i formatori spirituali e le guide di culto appartenenti alle confessioni o associazioni religiose.

6. Il Ministro dell’interno, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, istituisce il registro per l’iscrizione dei ministri del culto, dei formatori spirituali e delle guide di culto appartenenti alle confessioni o associazioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione.

7. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante i requisiti generali degli statuti delle confessioni o associazioni religiose di cui al comma 1, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

          a) esplicito riconoscimento della democraticità e della laicità dello Stato italiano;

          b) divieto di ogni pratica e attività collegata o collegabile alla dottrina dell’occultismo;

c) divieto di ogni pratica e attività collegata o collegabile a forme di ideologia violenta, radicale, estremista, fondamentalista, jihadista;

          d) rispetto della vita e della salute dell’uomo in tutte le sue forme;

          e) esplicito riconoscimento della dignità dell’uomo e della famiglia, in conformità ai principi costituzionali e, in particolare, all’articolo 29 della Costituzione, nonché ai principi stabiliti dall’ordinamento giuridico, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, resa esecutiva dalla legge 27 maggio 1991, n. 176;

          f) divieto di svolgimento di attività non strettamente collegate all’esercizio del culto negli edifici autorizzati ai sensi della presente legge; tale divieto comprende anche le attività di formazione a qualunque titolo esercitate. È escluso da tale divieto l’attività di esposizione didattica della dottrina religiosa.

          g) divieto dell’uso di lingue diverse da quella italiana in tutte le attività pubbliche che non siano strettamente collegate all’esercizio rituale del culto.

h) divieto di utilizzo dei luoghi di culto per ricezione, ospitalità o incontro di soggetti legati, affiliati o riconducibili a organizzazioni e gruppi dediti ad attività terroristiche o di violenza organizzata o di discriminazione razziale, religiosa, identitaria. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, tali luoghi vengono interdetti all’utilizzo per un periodo di tempo non inferiore a (mesi tre); in caso di recidività viene revocata permanentemente la concessione all’utilizzo degli stessi per lo svolgimento di attività di culto.

8. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui all’interno dei luoghi di culto sia accertato l’inneggiamento alla violenza, l’apologia della violenza o vengano propagandate, diffuse o alimentate ideologie riconducibili a interpretazioni ideologiche radicali, fondamentaliste, razziste, xenofobe, tali luoghi vengono interdetti all’utilizzo per un periodo di tempo non inferiore a (mesi tre); in caso di recidività viene revocata permanentemente la concessione all’utilizzo degli stessi per lo svolgimento di attività di culto.

9. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 6 è trasmesso alle Camere, ai fini dell’espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, da rendere entro un mese dalla data della trasmissione.

10. Le confessioni o associazioni religiose di cui al comma 1 regolano i loro rapporti con lo Stato esclusivamente per le materie previste dalla presente legge.

11. Il Ministro dell’interno può disporre la cancellazione dal previsto registro di cui all’articolo 4, comma 2 delle confessioni o associazioni religiose previste dalla presente legge se l’azione delle stesse è in contrasto con il rispettivo statuto o con la legge dello Stato o con i principi costituzionali ovvero per motivi di sicurezza nazionale.

Art. 4-bis

(Norme transitorie).

1. In deroga a quanto previsto dal precedente articolo 4, comma 3 della presente legge, entro tre anni dalla data della sua entrata in vigore possono iscriversi nell’apposito registro istituito presso il Ministero dell’interno, di cui all’articolo 4, comma 2, i soggetti appartenenti alle confessioni o associazioni religiose che abbiano conseguito idonea e certificata abilitazione all’esercizio della funzione di ministri del culto, formatori spirituali e guide di culto presso istituti di formazione legalmente riconosciuti, anche stranieri purché gli Stati di appartenenza abbiano stipulato specifiche convenzioni bilaterali con lo Stato italiano. L’iscrizione al registro di ministri del culto, formatori spirituali e guide di culto avviene previo superamento del corso integrativo di “cultura e valori italiani” a cura del Ministero dell’interno.

2. Il Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce i criteri e le modalità di riconoscimento dei titoli e stila l’elenco di Stati stranieri che abbiano chiesto di avviare specifiche convenzioni per il riconoscimento dei titoli abilitanti ai fini dell’iscrizione al registro di cui all’articolo 4, comma 2 della presente legge.

Art. 5.

(Ambito di applicazione).

1. La presente legge non si applica alla Chiesa cattolica, ai sensi dell’articolo 7 della Costituzione, né alle confessioni o associazioni religiose riconosciute che hanno sottoscritto con lo Stato intese ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione.

Art. 6.

(Norma transitoria).

1. Le confessioni o associazioni religiose rientranti nell’ambito di applicazione della presente legge, entro tre anni dalla data della sua entrata in vigore, adeguano alle prescrizioni della medesima i rispettivi edifici destinati all’esercizio del culto.

2. Qualora non sia possibile procedere all’adeguamento previsto dal comma 1, i medesimi edifici sono soggetti ad apposita autorizzazione regionale che ne stabilisce il carattere transitorio ai fini della destinazione urbanistica ed edilizia.

TITOLO II

DISPOSIZIONI VOLTE A CONTRASTARE I PRECETTI RELIGIOSI E IDEOLOGICI INCOMPATIBILI CON I PRINCIPI COSTITUZIONALI, L’ORDINAMENTO GIURIDICO, LA PUBBLICA SICUREZZA E IL BENESSERE SOCIALE DELLA COLLETTIVITA’

Art. 7

(Reato di apologia della sharia, del radicalismo di matrice islamica e del jihadismo)

1. Dopo l’articolo 414 del codice penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 414-bis. – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque agisce in contrasto con il principio della tolleranza sostenendo la supremazia del complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica (legge islamica o sharia) e dei suoi principi sulle leggi dello Stato italiano e sui principi sanciti dalla carta Costituzionale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni».

2. «Art. 414-ter. – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque istighi con qualsiasi mezzo e forma di espressione, anche con il mezzo telematico, a commettere reati in nome della dottrina coranica (legge islamica o sharia) e dei suoi principi, legittimando pubblicamente comportamenti contrari ai principi sanciti dalla carta Costituzionale o effettuando apologia della sharia o di condotte sanzionabili connesse al radicalismo religioso di matrice islamica o jihadista è punito, per il solo fatto dell’istigazione:

a) con la reclusione da tre a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

b) con la reclusione da tre a cinque anni, se trattasi di apologia di uno o più delitti;

c) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a Euro quattromila, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Art.8

(Divieto dell’uso di indumenti che impediscano l’identificazione nei luoghi pubblici)

1. E’ fatto divieto di indossare nei luoghi pubblici, aperti al pubblico o esposti al pubblico, indumenti o qualunque altro accessorio, ivi inclusi quelli motivati da precetti religiosi o etnico culturali che celano, travisano ovvero rendono irriconoscibile il viso impedendo l’identificabilità della persona senza giustificato motivo.

Art. 9

(Particolari deroghe al divieto dell’uso di indumenti che impediscano l’identificazione nei luoghi pubblici)

1.Fatto salvo il divieto di cui all’art. 8 costituiscono giustificato motivo le ipotesi previste o autorizzate da disposizioni legislative o regolamenti, da condizioni di salute esplicitamente certificate o motivi professionali, da ragioni motivate da manifestazioni di carattere sportivo, feste, manifestazioni artistiche o tradizionali, autorizzate dalle autorità di pubblica sicurezza.

Art. 10

(Sanzioni per il mancato rispetto del divieto dell’uso di indumenti che impediscano l’identificazione nei luoghi pubblici)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il contravventore alle disposizioni di cui all’art. 8 è punito con l’ammenda da 1.500 a 3,000 euro.

2. Il tribunale può altresì disporre che l’ammenda sia commutata nell’obbligo di prestare un attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali e culturali finalizzate al raggiungimento di obiettivi di integrazione.

3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il ministro della Giustizia di concerto con il ministro dell’Interno determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali e culturali finalizzate al raggiungimento di obiettivi di integrazione di cui al comma 2.

Art. 11

(Aggravanti per il mancato rispetto del divieto dell’uso di indumenti che impediscano l’identificazione nei luoghi pubblici)

1.Dopo l’articolo 612.bis del codice penale è inserito il seguente:

“art. 612.ter salvo che il fatto costituisca più grave reato , è punito con una pena pari ad 1 anno di reclusione e 30.000 euro di ammenda, chiunque costringa uno o più individui all’occultamento del volto o all’utilizzo di indumenti che, pur non occultando il volto, ledano la dignità della persona sulla base di precetti religiosi o ideologici, con minacce, molestie o in modo tale da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura o da ingenerare fondato motivo per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici. La pena è aumentata se il fatto è commesso a danno di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.”

Art. 12

(Revoca della cittadinanza)

1. All’articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

2-bis. Nei primi dieci anni dall’acquisto della cittadinanza avvenuto ai sensi dell’articolo 5, in caso di condanna passata in giudicato dello straniero, ovvero del cittadino appartenente a uno Stato membro dell’Unione europea, per i reati di cui all’articolo 7 del presente disegno di legge, la cittadinanza è revocata.

2.ter. La revoca della cittadinanza ai sensi delle disposizioni di cui al presente articolo comporta l’immediata espulsione.

TITOLO IV

DISPOSIZIONI VOLTE A SEMPLIFICARE LE PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO

ART. 16

(Modifiche al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25)

1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 e successive modificazioni sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 5, comma 1-bis del, le parole “puo’ individuare periodicamente i “sono sostituite dalle seguenti “trasmette l’elenco predisposto con cadenza trimestrale dal Ministero dell’Interno, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, dei paesi di origine o parte di tali Paesi considerati sicuri, ai sensi dell’articolo 37 e dell’allegato I della direttiva 2013/32 / UE, ai fini dell’articolo 28-bis e deii

b) All’articolo 23-bis al comma 1 prima delle parole “Commissione territoriale” sono inserite le seguenti “la domanda viene esaminata e rigettata qualora rientri nei casi di cui all’articolo 28-bis, mentre negli altri casi” e al comma 2 le parole “dodici mesi” sono sostituite da “un mese” e le parole successive a “sottoposta” sono sostituite con “alla procedura di cui all’articolo 28-bis se presentata dopo nove mesi dalla dichiarazione di estinzioneii

c) all’articolo 28-bis, al comma 2 dopo la lettera c) sono inserite le seguenti:

d) il richiedente proviene da un paese di origine sicuro a norma dell’articolo 5, comma 1-bis;

e) il richiedente ha indotto in errore le autorità presentando informazioni o documenti falsi od omettendo informazioni pertinenti o documenti relativi alla sua identità e/o alla sua cittadinanza che avrebbero potuto influenzare la decisione negativamente;

f) è probabile che, in mala fede, il richiedente abbia distrutto o comunque fatto sparire un documento d’identità o di viaggio che avrebbe permesso di accertarne l’identità o la cittadinanza;

g) il richiedente ha rilasciato dichiarazioni palesemente incoerenti e contraddittorie, palesemente false o evidentemente improbabili che contraddicono informazioni sufficientemente verificate sul paese di origine, rendendo così chiaramente non convincente la sua asserzione di avere diritto alla qualifica di beneficiario di protezione internazionale ai sensi della direttiva 2011/95/UE;

h) il richiedente è entrato illegalmente nel territorio dello Stato o vi ha prolungato illegalmente il soggiorno e, senza un valido motivo, non si è presentato alle autorità o non ha presentato la domanda di protezione internazionale entro 120 giorni dal suo ingresso ”

d) all’articolo 28-bis, al comma 3 le parole “fatti salvi i termini massimi previsti dall’articolo 27, commi 3 e 3-bis. Nei casi di cui al comma 1, i termini di cui all’articolo 27,commi 3 e 3-bis, sono ridotti ad un terzo.))“ sono sostituite con le seguenti “per un massimo di ulteriori sette giorni

2. All’articolo 19 del decreto legislativo 1 settembre 2011 n. 150 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 4 dopo le parole “lettera c)” sono aggiunte le seguenti ”, d), e), f), g), h)”;

b) al comma 9 gli ultimi due periodi dalle parole “In caso di rigetto” a “Corte di Appello” e sono sostituiti dalle seguenti “Il provvedimento che definisce il giudizio non è appellabile”.

i Art. 5 ((1-bis. Nell’esercizio dei compiti di indirizzo e coordinamento di cui al comma 1, la Commissione nazionale puo’ individuare periodicamente i Paesi di provenienza dei richiedenti o parte di tali Paesi ai fini dell’articolo 12, commi 2 e 2-bis.)).

ii Art. 23-bis. (( (Allontanamento ingiustificato).)) ((1. Nel caso in cui il richiedente si allontana senza giustificato motivo dalle strutture di accoglienza ovvero si sottrae alla misura del trattenimento nei centri di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, senza aver sostenuto il colloquio di cui all’articolo 12, la Commissione territoriale sospende l’esame della domanda. 2. Il richiedente puo’ chiedere per una sola volta la riapertura del procedimento sospeso ai sensi del comma 1, entro dodici mesi dalla sospensione. Trascorso tale termine, la Commissione territoriale dichiara l’estinzione del procedimento. La domanda presentata dal richiedente successivamente alla dichiarazione di estinzione del procedimento e’ sottoposta ad esame preliminare ai sensi dell’articolo 29, comma 1-bis. In sede di esame preliminare sono valutati i motivi addotti a sostegno dell’ammissibilita’ della domanda comprese le ragioni dell’allontanamento.))