Dicono i sondaggi che oggi il paese è diviso in tre.

Quello che non rilevano i sondaggi è il modo diverso in cui i tre schieramenti arrivano ai numeri che vantano, ed è una differenza fondamentale.

I 5S cavalcano populismi vari e massimizzano i risultati che derivano soprattutto dagli errori quando non dalle schifezze compiute dagli altri schieramenti e questo è il principale motivo per cui, pur non brillando nei Comuni in cui sono chiamati ad amministrare, non perdono, anzi, aumentano le probabilità di voto.

Ciò che spinge l’elettore pentastellato sono la speranza e la rabbia; una speranza confusa di un nuovo che somigli il più possibile alle vecchie vacche grasse, quando lo Stato spendeva senza limiti, quando le ruberie venivano nascoste da un’economia in crescita;  rabbia verso chi ha tolto il giocattolo sul più bello, chi ha rubato e ruba togliendo risorse, nemici anonimi che spesso, a ben guardare, sono loro stessi, evasori o fancazzisti statali e no. La completa inesperienza e la spesso notevole incapacità promettono di far danni dovunque arriveranno, ma le due spinte, speranza e rabbia, continueranno fino a che continuerà la crisi.

Il PD e la sinistra in genere contano sulla loro smisurata capacità di infiltrazione e gestione della macchina pubblica, a tutti i livelli. La possibilità di gestire il consenso, di proteggere alcuni settori ormai obsoleti di sopravvivere grazie alla protezione di regole assurde, di promettere piccole elargizioni, la casa in affitto, un posto precario per qualche mese è per loro preziosa linfa per il consenso.

E ciò che spinge l’elettore piddino, per quanto ormai svuotato dalle emozioni, incapace di provare il benchè minimo piacere nel reiterare un voto che si trascina dai tempi dello storico e ben più amato PCI o, per altri, della non amata ma generosa Balena Bianca, ciò che spinge al voto verso una classe ormai ben poco stimata, è la forza dell’abitudine da una parte e la mancanza di alternative credibili dall’altra. Fino alla rabbia, ed ecco come molti son diventati pentastellati.

Il Centrodestra rispetto agli altri due offre un panorama sconfortante. Ha scialacquato un tesoro di voti quasi imbarazzante e oggi si aggrappa al nulla. Da una parte c’è un leader che è partito dalla pancia ed ogni giorno scende più in basso per provare a scuotere la parte peggiore delle nostre coscienze. Dall’altra un leader sconfitto e anziano che pur rimane l’unico a cui una buona fetta dell’elettorato è disposto a dare la fiducia. La sua presenza, che potrebbe essere quella preziosa del saggio unificatore, finisce di risultare un monolite sulla strada di un rinnovamento necessario.

Non c’è spinta per gli elettori di questa parte. Travolti da una sinistra che ha invaso il campo portando via alcuni degli slogan (e solo gli slogan) senza che nessuno avesse la forza di contrastare le vuote parole della sinistra, senza altra guida se non stridule urla contro (contro gli immigrati, contro l’euro, contro l’Europa, contro le banche, contro le unioni civili …), con coloro che dovrebbero indicare la strada avvitati nella costante ricerca di accordi per trovare una inutile strada comune, hanno come unico motivo di voto la voglia di non capitolare, di non arrendersi al nemico di una vita o al nuovo che avanza.

Eppure è enorme lo spazio reale, la possibilità di dire e dare proposte e valori alternativi, c’è la possibilità di tracciare una strada per un futuro della nostra nazione che riesca a coniugare l’orgoglio di appartenervi e l’apertura non solo commerciale verso il resto del mondo. C’è modo di gestire una globalizzazione così come un’Europa che non sono solo burocrazia ma anche grandi occasioni di crescita. C’è lo spazio per un nuovo patto sociale che non costringa ad arretrare rispetto a tutti i diritti conquistati negli anni. C’è il modo di parlare ad una generazione di giovani che sono stati abbandonati perché non considerati un bacino di voti affidabile.

Ma per farlo, occorre molto più coraggio di quanto messo in campo fino ad oggi.

Occorre avere la capacità di saper leggere qualcosa di più che non i sondaggi dell’ultimo minuto, che hanno tra l’altro la validità e l’affidabilità della lettura dei tarocchi, proprio perché le persone non ne possono più, sono pronte a scegliere chi è in grado di interpretare le loro rabbie, le loro delusioni, le loro paure, le loro speranze in senso positivo.

Nulla di tutto ciò appare all’orizzonte. Per cui la corsa alle elezioni si sta trasformando sempre più in una veloce discesa verso la sconfitta per una classe dirigente che non molla le posizioni, non ammette gli errori, non capisce la propria inutilità.

Probabilmente è un passaggio necessario, ma sarà comunque un calice amaro per tutta l’area.